Politica, politica,politica. Parola svuotata del suo senso originario. Aristotele indicava "politica" l’amministrazione delle “polis” alla quale tutti i cittadini partecipavano per il bene dell’intera comunità.
Tutto cambia e si evolve, così anche le parole e il loro significato devono adattarsi e plasmarsi con l'evoluzione delle società. Per esempio la parola "attore" da essere "colui che fa", è oramai comunemente e prettamente associata ai ruoli dello spettacolo, più che alla definizione usata giuridicamente.
Ora quindi la parola "politica" quale significato ha preso nella nostra società?
"Fare politica" non è più occuparsi della gestione delle necessità e dei beni della comunità, ma bensì occupare ruoli per poter usufruire della gestione dei beni della comunità. Questo non vuol dire che non ci siano dei politici che non abbiano a cuore il bene comune, ma che tutti coloro che si occupano di politica devono rendere conto a terzi della gestione delle ricchezze: e questi terzi non sono quasi mai cittadini. Ma non è che ciò avvenga sempre per cattiveria o per interesse, ma spesso per necessità di vita. Se si sceglie la carriera politica come fonte di sostentamento è normale che si sia portati a dovere sottostare ad accordi, inciuci, umiliazioni, scelte non condivise e quant'altro, ma sempre per la paura di "perdere il posto di lavoro". A 25 anni posso anche permettermi di fare scelte delle quali possa rispondere solo alla mia coscienza, ma a 50 anni con moglie, figli, mutuo, amante, seconda moglie, vacanze e vita agiata, perché dovrei prendere delle decisioni che mi mettano nelle condizioni di perdere il "posto di lavoro" e tutto che ho costruito fin'ora, senza avere la certezza di trovare un nuovo impiego altrettanto soddisfacente? Quindi dico sì, sottostò agli ordini che ricevo, faccio il bravo soldato, e chi s'è visto s'è visto. Da biasimare? No di certo: umanamente accettabile e sottoscrivibile, eticamente e socialmente deprecabile.
Porre rimedio a questa degenerazione del modo di fare politica è necessario, urgente ma molto difficile e di certo non da questo post! Scollegare le "necessità" del singolo dalla più ampia visione del bene collettivo però, è una condizio sine qua non per avere dei veri amministratori del bene pubblico a favore della comunità. Rifletterci sopra poi è altrettanto importante per capire il perché di certe "scelte politiche" talvolta incomprensibili.
Normale quindi un certo comportamento da parte di chi fa "il politico", meno normale la scelta del cittadino che dà il proprio voto senza capire il peso e l'importanza di quella piccola X messa su di un pezzo di carta.
Uno dei trucchi usati dalla moderna politica per conservare il controllo, è quello di avere svuotato di molto il peso della preferenza di voto. L'avere fatto credere che "Uno vale l'altro tanto magnano tutti", porta a far sì che si vada a votare per abitudine, che si ascoltino i proclami con sufficienza, che si creda alle promesse, che ci si accontenti della gallina di domani senza neanche avere l'uovo di oggi, che si accetti di non capire niente di quello che succede tanto sempre a "faticare" devo andare, che si accettino delle leggi e delle scelte assurde tanto "non posso farci niente", che non ci si renda conto che tutto il potere che ha chi ci governa glielo "regaliamo" noi, che invece quella X se messa bene -o anche non messa per niente- ha un peso ENORME.
Ha un peso così enorme che chi "lo gestisce" non lo lascia capire, perché se lo facesse perderebbe tutto il potere che invece ha accaparrandosi tutte quelle X .
Torniamo ad avvicinarci alla politica non guardando il colore o la fazione, ma guardando le persone, quello che dicono, le cose che fanno, le promesse che mantengono, la dedizione che hanno, i sacrifici che fanno.
Perché una cosa forse l'ho capita: fare vera politica è vero sacrificio, tanto sacrificio, è scegliere la comunità come fosse una moglie o un marito o un figlio; e non tutti sono disposti a farlo. Quindi chi lo fa' merita la nostra fiducia.

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