Vicenda che secondo me è stata trattata dai media principalmente come gossip, ma che invece meriterebbe un maggiore approfondimento, guardandola dai tre punti di vista diversi: Floriani, Mussolini, tutti "gli altri".
Guardandola dalla parte di Floriani, non dobbiamo fermarci a giudicare il più che riprovevole gesto, ma cercare di capire perché un uomo, che apparentemente non avrebbe bisogno di niente, vada a buttare via tutta la sua vita (perché questo ha fatto) per una mezz'ora di amplesso. Uno psicologo o un antropologo saprebbero spiegare quali siano le molle che spingono ad avere questi comportamenti, ma visto che da che esistono le civiltà sono vicende che accadono continuamente, piuttosto che stupirci dobbiamo considerarle ineluttabili, pur condannandole e cercando in tutti i modi di porvi rimedio. Ma l'istinto che porta un uomo ad andare con una prostituta o a cercare un'avventura, è insito nella "bestia uomo" e per questo impossibile da debellare completamente. Il fatto poi che, con l'avanzamento dell'età, un uomo sia spinto a cercare compagnie sempre più giovani, potrebbe forse essere una ricerca di giovinezza perduta, un fatto di continuare a sentirsi in forma, un primordiale istinto di riproduzione e affermazione sociale (se guardiamo nei branchi degli animali, il maschio dominante spesso viene allontanato quando si fa "vecchio"), fattori questi che di certo non giustificano certi atti, ma che comunque non li devono far passare come comportamenti deviati o assurdi o da maniaci. La storia da sempre e fino ai giorni nostri è costellata di episodi di "pedofilia" che un tempo venivano considerati normali, basti pensare che nella nostra società fino a relativamente pochi anni fa (un centinaio penso che basti...) e tuttora in molte altre culture, prendere in sposa una "donna" di 14-15 anni o anche meno, era assolutamente normale. Quindi personalmente più che chiedermi del perché del comportamento di Floriani, mi chiedo da cosa sia dipesa la sua debolezza di carattere, la sua insicurezza di essere Uomo, la sua immaturità, la sua leggerezza, il suo rifiuto delle sane regole della società. E qui subentrano i suoi trascorsi di vita, la famiglia, il rapporto con la moglie: tutte cose che se vuole uscirne fuori dovrà cercare ed analizzare con un bravo psicologo. Non lo stimo come Uomo perché il suo comportamento è socialmente e umanamente deprecabile, ma non posso e non voglio ergermi a giudice e condannarlo senza sapere il perché.
Dopodiché, pur se non mi è mai piaciuto il suo modo di porsi nonché di essere personaggio e politico, non vorrei mettermi nei panni della Mussolini, perché una vicenda del genere ti devasta, ti annienta, ti fa sentire inutile, ti rende impotente e insicuro sul futuro. Ripercorri la tua vita, cerchi di capire dove hai sbagliato, perché dentro ti senti che quel comportamento sia in buona parte colpa tua, non sai come difendere i figli dalle cattiverie delle persone che immancabilmente arriveranno, hai il terrore che possano subire il trauma per un qualcosa di cui non hai colpa ma di cui ti senti in colpa, pensi sopratutto di avere fallito come donna. Il tutto poi decuplicato dall'essere uno scomodo e famoso personaggio pubblico. In questa vicenda si vedrà se il suo piglio battagliero sia stato sempre e solo un atteggiamento esteriore, o se dentro ha veramente la forza di uscirne e ricostruirsi a testa alta. Non lo sa lei, non lo sappiamo noi.
Infine cosa dire di tutti i commenti che stanno piovendo da ogni dove. Insulti, prese in giro, vendette, incoraggiamenti, attestati di solidarietà, richieste di rispetto, e chi più ne ha più ne metta. Un circo mediatico e umano che si alterna in modo nevrotico e inconcludente. Personalmente tutti quelli che la stanno pesantemente insultando e che per "vendetta" per sue vecchie affermazioni (una su tutte il "meglio fascista che frocio") stanno banchettando e stappando bottiglie di champagne, fanno sinceramente pena. Anche se si ha un'idea diametralmente opposta alla nostra, anche se vengono usate parole inadeguate per affermarla, anche se si usano modi volgari per cercare di imporla, è da vigliacchi usare un momento di difficoltà e di sofferenza umana per "vincere" una battaglia o per vendicarsi di una sconfitta. Nel momento del dolore e della sofferenza dell'antagonista, chi sente la giustezza e la forza delle proprie idee e ha la volontà di condividerle, non ha bisogno di meschinità ma anzi dà la propria solidarietà e cerca di iniziare, ove possibile, un dialogo più costruttivo per capire e farsi capire: non è buonismo ma civiltà.

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