lunedì 21 aprile 2014

Soldi, perché?


Natalino Balasso, professione comico. Se non lo avete condiviso su FB vi consiglio di farlo, non perché faccia post comici, ma perché i suoi sagaci post sono spesso fonte di riflessione. Oggi 21 Aprile 2014, pasquetta, leggo un suo post sul lavoro e inizio a rimuginarci su.
"L'esclusività del posto di lavoro provoca, tra le altre cose, l'imbecillità del nostro vivere sociale. Il giorno in cui ci accorgeremo che non sono i posti di lavoro, gli stipendi o i quadri professionali da difendere, ma gli esseri umani che stanno come pedine dentro queste caselle, sarà sempre troppo tardi.
Un signore di Locorotondo chiama il numero verde al quale dovrebbe rispondere un medico competente per intervenire sull'apparecchiatura che serve alla madre malata di sla. Il rischio è la morte. Risponde un sostituto che afferma di non essere competente, di chiamare il giorno dopo Pasquetta perché il medico competente è in ferie.
Un amico medico ha salvato la situazione dimostrando per l'ennesima volta l'inutilità dei numeri verdi.
Da cosa derivano queste situazioni? Da persone che non hanno voglia di lavorare? Dal welfare che non funziona? Dalla mancanza di sensibilità?
Io credo che derivino dal fatto che ci ostiniamo a credere nell'esclusività del posto di lavoro. Se quel posto fosse occupato non da una sola persona, da ma da dieci, venti, cento medici senza lavoro, avremmo un posto attivo ventiquattr'ore su ventiquattro. Si lavorerebbe tutti poche ore a settimana se al centro, invece del lavoro, ci fosse l'essere umano. Lavorare sarebbe come scontare la pena di Berlusconi: una pacchia.
Ovviamente chi crede nell'ineluttabilità dell'esistente afferma che "non ci sono soldi" oppure, come va di moda dire, "non ci sono coperture".
Ma i soldi sono un'invenzione, il sistema economico in cui viviamo è una realtà virtuale, possiamo modificarla a nostro piacimento, dobbiamo solo ripensare la realtà. Immaginare un modo diverso di esistere.
Oppure possiamo fare come stiamo facendo: studiare quello che gli altri hanno già fatto, rifare quello che hanno fatto loro e meravigliarci che non si fanno passi avanti."

Si possono dire tante cose pro e contro, non bisogna essere necessariamente d'accordo, certi passaggi possono anche sembrare forzati, ma se si prende come spunto per riflettere si può arrivare lontano. 
I soldi sono stati una delle più grandi invenzioni ed hanno dato modo sviluppare le società. Hanno dato modo di far crescere alimentazione, cultura, benessere, salute, arte, comodità. I soldi sono stati un mezzo per migliorare il nostro modo di vivere in comunità: "un mezzo per" non "il fine di". E qui c'è la piccola, grande, enorme differenza tra positività e depravazione.
I soldi devono essere stampati in funzione della redditività e distribuiti in base al lavoro, altrimenti perderebbero la loro funzione e il loro valore, e su ciò non ci sono dubbi. Dubbi che invece vengono quando si deve dare il valore alla redditività, al lavoro, alla utilità, al fabbisogno. Se si considerano i soldi "un mezzo per", è necessario che ognuno che lavori abbia abbastanza soldi per una sussistenza degna e soddisfacente. Ciò non vuol dire che ognuno debba guadagnare allo stesso modo, ma che ognuno abbia una retribuzione minima che gli possa permettere una vita dignitosa e che non ci sia troppo divario tra un minimo e un massimo. Discorso forse di sapore comunista (e toglierei anche il forse...), ma che alla luce dei nostri giorni non può non essere preso in considerazione.
La folle ed inutile corsa verso l'accumulo e l'arricchimento ha trasformato il denaro ad essere "il fini di". Se con serenità andiamo a vedere come si utilizza il denaro ai giorni nostri, non possiamo non accorgerci che ciò che dovrebbe renderci la vita migliore sotto tutti i punti di vista, è diventato la ragione di vita delle varie economie. Le necessità primarie di cui la nostra società ha bisogno cioè cibo, casa, salute, cultura, scopo primario per il quale è stato inventato il denaro (maggiore facilità di scambio rispetto al baratto), sono state accantonate per far posto ad altri valori quali redditività, investimenti, controllo del potere, accumulo indiscriminato, controllo dei mercati, ai quali se non si darà un freno, faranno scivolare le società occidentali ad una implosione incontrollata. 
Avere nella stessa azienda un dirigente (che sempre dipende è!!!) che guadagna € 800/900.000 annui contro i 15/20.000 di un un impiegato/operaio di base, è immorale e assurdo per vari motivi. Se lo stesso dirigente guadagnasse € 200.000 annui avrebbe di certo una qualità di vita più che dignitosa, e se nel contempo la produttività aziendale fosse comunque garantita dall'assunzione di un'altro dirigente e di altri impiegati/operai di base, permettendo così di ridurre le ore lavorative senza incidere sui costi aziendali ma elevando la qualità di vita del singolo, non sarebbe un migliore uso del denaro? Perché alla fine a quel dirigente avere in banca svariati milioni a cosa servirebbe se non ad un accumulo superfluo e inutile di denaro? Riuscire ad avere da parte un risparmio che consenta di far fronte agli imprevisti è sano e giusto, eccedere con accumuli di beni e denari che tre vite non basterebbero a godersi, quale utilità sociale ha?
Una nazione che, per gestire le ricchezze prodotte dal suo popolo, perde di vista le necessità e i fabbisogni del popolo stesso, che funzione ha? Quale è la ragione esistenziale di uno Stato se, per autogestirsi, ha bisogno che vengano sacrificati diritti essenziali quali la casa, il lavoro, la sanità, l'istruzione, la cultura? Un'economia che mira esclusivamente all'aumento delle ricchezze della propria economia, senza essere in grado di trasformarle in benessere per il suo popolo, che economia è se non malata e inutile?
Stiamo assistendo oramai da decenni all'aumento incontrollato di produzione di beni, di cibo, di servizi, di tecnologia, senza che ciò abbia portato ad un significativo innalzamento della qualità della vita. Anzi, tutt'altro! Sembra che più si va avanti e più stiamo sacrificando le nostre vite per cercare di produrre un reddito che ci permetta una sussistenza al limite della dignità.
Se pensiamo a quello che le economie mondiali producevano 50 anni fa, soddisfacendo le necessità delle popolazioni, e lo rapportiamo alle tecnologie moderne, posso tranquillamente affermare che per produrre gli stessi beni potremmo lavorare due ore al giorno. Ora mi direte che 50 anni fa erano poche le famiglie che, per esempio, disponevano di un televisore, di una lavastoviglie, di una lavatrice o di un frigorifero, tutti beni che ora sono a disposizione di tutti (o quasi). Giusto; ma quanti sono quei beni che ci hanno veramente alzato la qualità della vita e ci hanno permesso di migliorarla? E siamo veramente certi che ciò sia compatibile con il continuare a lavorare per 8 ore al giorno sei giorni la settimana, o che forse almeno la metà del tempo sia solo in funzione di una superflua redditività economica (soldi, beni superflui) della quale potremmo fare a meno se riuscissimo a dedicare più tempo a goderci di più le bellezze che la vita ci mostra ogni giorno?
Quindi quando Balasso dice:
"..i soldi sono un'invenzione, il sistema economico in cui viviamo è una realtà virtuale, possiamo modificarla a nostro piacimento, dobbiamo solo ripensare la realtà. Immaginare un modo diverso di esistere."   
mi riesce difficile non essere d'accordo, ed anche se può essere un'utopia, non dobbiamo mai desistere dal riflettere su cosa sia giusto e cosa sbagliato.

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