venerdì 2 maggio 2014

Africa e razzismo. Tutto semplice?

Accendo la tv per vedere il Concertone del 1° Maggio, e invece di vedere qualcuno che suona e di ascoltare musica, mi appare un barbuto personaggio che, intervistato dalla conduttrice, comincia il solito discorso radical-chic buonista cultural-associativo, sull’immigrazione e sui poveri africani e su nessuno che fa niente e su noi che dobbiamo ricordarci dei nostri emigranti e sul “siamo tutti africani” e sul.. e sul.. e sul… ; e io mi sono sinceramente rotto le scatole!
Sì, sono stufo di farmi giudicare facendomi sentire un razzista da questi signori, e farmi additare quale “colpevole” della fame e dei problemi dell'Africa. Sì, sono stufo!
Ho poi scoperto che il signore in questione è Carlo Petrini  fondatore di Slow Food, degnissima organizzazione senza dubbio, che sta cercando di aiutare alcune popolazioni africane costruendo degli orti in loco: non ho niente contro di lui, ma non posso più accettare che secoli di storia vengano vomitati sulle nostre ultime generazioni riempiendole di sensi di colpa che, non solo non dovrebbero appartenerci, ma sui quali si fa leva per continuare giochi di commercio e di potere che non solo a noi popolino non portano nessun beneficio, ma anzi ci stanno impoverendo.
Le conquiste coloniali e le conseguenti schiavitù che per secoli hanno portato nazioni europee ad andare in Africa, sono un preciso e limitato periodo storico che ha riguardato le nostre civiltà fino al XX secolo e che (purtroppo) sta tuttora continuando anche se sotto altre forme: multinazionali, interessi di governi, traffico di armi e droga, etc. Ma la storia ci insegna che le espansioni coloniali e la schiavitù non sono avvenute solo in Africa, ma in Europa (Impero Romano), in Asia (Impero Cinese, Mongolo, Giapponese, Francese, Inglese), nelle Americhe (Spagna, Portogallo, Inghilterra, Francia), in Oceania (Inghilterra), il tutto solo considerando gli ultimi duemila anni di storia. Insomma, la conquista di colonie e la messa in schiavitù di popolazioni c’è sempre stata, e purtroppo fa parte dell'istinto della natura umana prevaricare i più deboli. Ma tutte queste popolazioni, una volta finita la colonizzazione, hanno iniziato una loro cultura ed una loro storia. In alcuni casi purtroppo si è assistito alla violenta e quasi totale scomparsa delle popolazioni e delle culture preesistenti (nelle Americhe tutte le culture precolombiane, in Oceania gli Aborigeni), che sono comunque state soppiantate dalle culture e dall'ambientamento delle popolazioni conquistatrici. Allora cosa c’è di differente da quello che è successo in Africa? Perché le popolazioni africane non hanno avuto uno sviluppo sociale come negli altri continenti, vuoi con una crescita delle popolazioni indigene (Asia), vuoi con l’arrivo dei nuovi coloni (Americhe, Oceania). Cosa c’è di diverso? Perché i problemi sembra esistano solo sul continente africano?
L’attore Paolo Villaggio, pochi giorni fa durante una intervista radiofonica, ha detto che bisogna smetterla di essere ipocriti e dire senza falsità, che le culture africane sono inferiori alla nostra. E tanti chiaramente hanno iniziato ad attaccarlo dandogli del razzista, dello stronzo, del rimbambito, etc. Ma mi chiedo: ha veramente torto? Se finalmente riuscissimo a toglierci di dosso il senso di colpa che ci hanno inculcato, facendoci da sempre sentire colpevoli di tutti i problemi che ci sono in Africa, dalla fame, alla povertà, alle guerre, allo sfruttamento del territorio, ai problemi sociali, saremmo finalmente in grado di affermare senza vergognarci, che la civiltà e la filosofia greca, le conquiste sociali, culturali e architettoniche romane, il pur buio medioevo ma ricco di castelli e cattedrali, il rinascimento con tutta l’arte, la scrittura e la scienza, non sono neanche lontanamente paragonabili a quello che nello stesso periodo e senza le colonizzazioni si sviluppava nel continente africano (escludiamo le nazioni mediterranee che fanno più parte della cultura eurasiatica che non di quella africana). Tutte culture rispettabili, da un certo punto di vista affascinanti e che qualcosa hanno da insegnarci di certo, ma con le quali non farei mai a cambio! E allora perché dare del razzista ad una persona che ha detto una verità? Che colpa ho io se esiste la fame in Africa e i governi non fanno niente per combatterla e anzi, in combutta con i governanti locali che altro non sono che nativi africani, sfruttano le risorse della terra e le popolazioni locali? Ne ho più colpa io o gli africani stessi che prendono il potere nelle loro nazioni e sfruttano il loro stesso popolo? Allora perché far passare il messaggio che questi personaggi quasi non siano frutto della cultura africana ma che la colpa è solo ed esclusivamente di noi occidentali? Perché dobbiamo essere considerati come se facessimo tutti parte delle multinazionali, invece di considerare che anche noi, popolino occidentale, siamo sfruttati e spremuti solo per fare denaro? 
In parte una piccola idea ce l’ho e già l’ho esternata in altri momenti. Certo forse non è l’unico motivo, ma di certo è uno.
Se si riflette bene sui perché della situazione africana, può facilmente balzare agli occhi che girano miliardi di euro di giri d’affari, con organizzazioni internazionali, associazioni, organismi di aiuto, sovvenzioni di stato, che non esisterebbero più se il problema africano non esistesse. E quindi, se c'è un grande interesse internazionale affinché NON si risolvano i problemi africani, perché debbo essere io a sentirmi in colpa? Perché devo ancora sentirmi dare del razzista se dico che quella africana è una cultura inferiore alla mia? Perché non posso litigare con un africano, così come farei con un qualsiasi altro italiano, senza sentirmi un razzista? Perché debbo essere contento dell’immigrazione africana, quando questa pretende di dovermi spogliare della mia cultura e del mio passato, per far posto ad una cultura che è e che ritengo inferiore alla mia? Perché, anche adesso che sto scrivendo, debbo sentirmi in colpa per avere espresso un giudizio che di certo non è offensivo ma un mio giudizio? Perché non accettare che esistono diverse culture con diverse qualità, ma che ce ne sono di superiori e inferiori, ed è giusto che ognuno difenda la propria senza per questo essere tacciato di razzismo? Certo, il razzismo esiste ed è uno dei aspetti peggiori della società, ma non è una esclusiva dei popoli africani. E’ invece subdolamente molto più dentro il nostro tessuto sociale e lo viviamo tutti i giorni tra il ricco e il povero, tra il potente e il sottomesso, tra il dirigente e l’operaio, tra il prepotente e il pavido, tra chi si sente “illuminato” e il sempliciotto, tra le diverse classi sociali, tra le diverse ideologie.
Sono realmente amareggiato e vorrei che finalmente si capisse che la vera libertà dal razzismo è quando si possono esprimere le proprie opinioni, senza per questo essere tacciati di razzismo: fateci sentire liberi di essere fieri delle nostre stupende origini, senza rimorsi e ipocrisie, con tutti i pregi e i difetti che ci competono ma che ci permettono di essere chi siamo.
E se la società in cui viviamo è una meta ambita, vuol dire che in fondo qualcosa di buono e migliore rispetto ad altri lo abbiamo, o no?

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