Pessimismo, disistima, autoflagellazione,
stress, fallimento? Può sembrare ma proviamo a ragionarci iniziando dalla fine.
L'essere,
essere, volere, sembrare, sono, siamo, vorrei.
Sono solo parole ma dentro hanno un mondo infinito.
Un animale non può dire <ESSERE>,
forse neanche pensarlo, ma può sentirlo. Noi siamo animali e anche noi non
avremmo bisogno di dirlo o pensarlo, ci basterebbe sentirlo. Ma abbiamo un
pregio e un difetto rispetto agli animali: una mente elaborante. La nostra mente
elabora e costruisce pensieri, talvolta vuoi risolutivi per problemi, talvolta
vuoi complicanti situazioni semplici.
ESSERE è più semplice di quello che andiamo
ricercando.
Lo cerchiamo in una realizzazione lavorativa,
sacrificando per questa cose che non potremo più avere.
Lo cerchiamo nell'arte, credendo così di realizzarci
o di esprimerci o di comunicare, ma sempre senza un fine stabilito.
Tralasciando poi che da sempre, e specialmente nel periodo più ricco per l'arte
Il Rinascimento, sono nati artisti e
capolavori solo grazie alle sovvenzioni dei vari signorotti o Papi, sovvenzioni
che erano frutto di guerre, tasse inique, schiavitù, atti di predoneria,
insomma di comportamenti che di artistico o umanitario avevano ben poco: quanto
ne è valsa la pena? E' stato un bilancio equo?
Lo cerchiamo in un amore, ma quasi sempre l'amore
si trasforma in un contratto di mutuo soccorso, se non in una guerra per
dimostrare chi sia il più forte o nell'esercizio di una schiavitù più o meno
velata.
Lo cerchiamo nei figli, che cresciamo e alleviamo
vuoi perché realizzino i nostri sogni, vuoi per un sostegno futuro, vuoi per un
egoistico senso di proprietà, vuoi per un istinto primordiale al quale non
sappiamo dare un senso, vuoi perché abbiamo bisogno di qualcuno da amare e
curare, vuoi per "fare una famiglia", vuoi per "coronare una
storia d'amore". Raramente per quello che in realtà serve: prosecuzione
della razza.
Lo cerchiamo nel cibo, nella sua degustazione,
nella sua trasformazione, nella ricerca di nuovi sapori, nella sapienza della
conservazione, nello scoprire le sue qualità: ma sempre di sopravvivenza stiamo
parlando.
Lo cerchiamo nel potere e nell'esercitare il nostro
senso di conquista e di dominio, vuoi nella natura vuoi verso i nostri simili.
Lo cerchiamo nelle varie forme di religione, perché
è più facile cercare una scappatoia che ci possa far sperare in un premio mai
visto ma solo pensato, perché solo nelle fantasie possiamo ricreare una perfezione
o un fine altrimenti inesistenti.
Ma ESSERE, SENTIRE il senso della vita, SENTIRE
l'equilibrio con quello che ci circonda, SENTIRE il motivo per il quale andiamo
avanti, SENTIRE il perché, SENTIRE l'istinto primitivo e primordiale: ecco
questo lo abbiamo perso, perché se dobbiamo rinchiuderlo in una logica vuol
dire che non lo sentiamo più, e se non lo sentiamo più vuol dire che lo abbiamo
perso.
Inutile, allora ESSERE è inutile? O quantomeno, con
quale fine cerchiamo di ESSERE? Nelle varie forme di ricerca di realizzazione
del proprio ESSERE, non ci accorgiamo che SIAMO nelle piccole cose e non nei
grandi progetti. Siamo nel guardare un volo di un uccello, siamo nel sapore di
un frutto, siamo nel sentire il profumo di un fiore, siamo nell'ammirare la
bellezza di una pianta, siamo nel battito del cuore verso una persona, siamo
nel sorriso di chi ringrazia, siamo nella stretta di mano di chi si fida di
noi, siamo nello sguardo di un figlio, siamo nella carezza di una madre, siamo
nella protezione di un padre, siamo nel consiglio di un amico, siamo nel
guardare un cielo stellato, siamo nel seguire il cambiamento di una nuvola,
siamo nel vedere il mare, siamo nella maestà di una montagna, siamo nel gesto
affettuoso di un cane, siamo nell'accarezzare un gatto, siamo nella paura del
vuoto, siamo nel terrore di un temporale, siamo nell'ipnotismo di un fuoco,
siamo nell'angoscia di un incendio, siamo nella pulizia di una pioggia, siamo
nell'odore dell'aria fresca, siamo in un panorama mozzafiato, siamo nella
rabbia di un tradimento, siamo nella speranza di un ritorno, siamo nella gioia
di avere dato, siamo in un bacio d'amore, siamo in un abbraccio sincero, siamo
nella delusione di una sconfitta, siamo nella tristezza di un abbandono. Siamo quando sentiamo, non quando abbiamo.
Invece viviamo in una società che ci insegna la
positività dell' AVERE, che fa passare il messaggio che "chi più ha più è".
Puoi non ESSERE mai stato ma sei HAI abbastanza e HAI scalato le
graduatorie sociali allora puoi dire che SEI. Ma non ti diranno mai che non sei mai stato, perché ti sentiresti
fuori luogo e non parte di un tutto, di
quel tutto che in cambio di qualche comodità -nella quasi totalità dei casi
inutile e superflua- ti ruba la vita. E
noi ci sforziamo e vogliamo ESSERE così come gli altri si aspettano che siamo,
ci sforziamo anche andando contro la nostra natura, ci abbrutiamo in lavori
spesso inutili e nella maggioranza dei casi improduttivi per noi e redditizi
per altri, sacrifichiamo sentimenti e opportunità per un fine spesso ignoto o
che si riduce alla libertà di un
giorno su sette o di tre settimane su cinquantadue. Abbiamo perso completamente
il senso di aggregazione, il senso del perché siamo una razza che si riunisce
in comunità. Siamo una specie debole e fragile, che ha bisogno del mutuo
soccorso per sopravvivere, ha bisogno di aiutarsi a vicenda per essere più
forte, che ha bisogno di creare comunità per sopravvivere ed ESSERE.
Viviamo in tutto quello che la nostra società non è:
cerchiamo di ESSERE ma quello che cerchiamo è inutile perché NON E' ESSERE ma sopravvivere.
E questa ricerca inutile pesa sulle nostre vite
come un macigno. Pesa perché sentiamo dentro di noi che quello che abbiamo o
cerchiamo è inutile.
E' questo un peso che sentiamo in modo diverso: chi
tutti i giorni, chi ogni tanto, chi una sola volta nella vita, chi alla fine di
una vacanza, chi di fronte ad un fallimento, chi dopo una sconfitta, chi in
seguito ad una perdita, chi pensando ad un futuro incerto, chi dopo aver perso
il lavoro, chi facendo un lavoro che non ama, chi dopo una relazione finita,
chi durante una relazione sbagliata, chi di fronte alle difficoltà con un
figlio.
Questo peso c'è, esiste, lo portiamo con noi, ci
abituiamo a conviverci, lo sopportiamo, impariamo a gestirlo: ma c'è, perché
l'istinto ci dice che dobbiamo ESSERE ma non lo stiamo facendo.
La pesante inutilità dell'essere.

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