sabato 15 marzo 2014

Meschinità, sofferenza, vendette, umanità

Per questa riflessione prendo spunto dalla vicenda Mussolini-Floriani.
Vicenda che secondo me è stata trattata dai media principalmente come gossip, ma che invece meriterebbe un maggiore approfondimento, guardandola dai tre punti di vista diversi: Floriani, Mussolini, tutti "gli altri".
Guardandola dalla parte di Floriani, non dobbiamo fermarci a giudicare il più che riprovevole gesto, ma cercare di capire perché un uomo, che apparentemente non avrebbe bisogno di niente, vada a buttare via tutta la sua vita (perché questo ha fatto) per una mezz'ora di amplesso. Uno psicologo o un antropologo saprebbero spiegare quali siano le molle che spingono ad avere questi comportamenti, ma visto che da che esistono le civiltà sono vicende che accadono continuamente, piuttosto che stupirci dobbiamo considerarle ineluttabili, pur condannandole e cercando in tutti i modi di porvi rimedio. Ma l'istinto che porta un uomo ad andare con una prostituta o a cercare un'avventura, è insito nella "bestia uomo" e per questo impossibile da debellare completamente. Il fatto poi che, con l'avanzamento dell'età, un uomo sia spinto a cercare compagnie sempre più giovani, potrebbe forse essere una ricerca di giovinezza perduta, un fatto di continuare a sentirsi in forma, un primordiale istinto di riproduzione e affermazione sociale (se guardiamo nei branchi degli animali, il maschio dominante spesso viene allontanato quando si fa "vecchio"), fattori questi che di certo non giustificano certi atti, ma che comunque non li devono far passare come comportamenti deviati o assurdi o da maniaci. La storia da sempre e fino ai giorni nostri è costellata di episodi di "pedofilia" che un tempo venivano considerati normali, basti pensare che nella nostra società fino a relativamente pochi anni fa (un centinaio penso che basti...) e tuttora in molte altre culture, prendere in sposa una "donna" di 14-15 anni o anche meno, era assolutamente normale. Quindi personalmente più che chiedermi del perché del comportamento di Floriani, mi chiedo da cosa sia dipesa la sua debolezza di carattere, la sua insicurezza di essere Uomo, la sua immaturità, la sua leggerezza, il suo rifiuto delle sane regole della società. E qui subentrano i suoi trascorsi di vita, la famiglia, il rapporto con la moglie: tutte cose che se vuole uscirne fuori dovrà cercare ed analizzare con un bravo psicologo. Non lo stimo come Uomo perché il suo comportamento è socialmente e umanamente deprecabile, ma non posso e non voglio ergermi a giudice e condannarlo senza sapere il perché.
Dopodiché, pur se non mi è mai piaciuto il suo modo di porsi nonché di essere personaggio e politico, non vorrei mettermi nei panni della Mussolini, perché una vicenda del genere ti devasta, ti annienta, ti fa sentire inutile, ti rende impotente e insicuro sul futuro. Ripercorri la tua vita, cerchi di capire dove hai sbagliato, perché dentro ti senti che quel comportamento sia in buona parte colpa tua, non sai come difendere i figli dalle cattiverie delle persone che immancabilmente arriveranno, hai il terrore che possano subire il trauma per un qualcosa di cui non hai colpa ma di cui ti senti in colpa, pensi sopratutto di avere fallito come donna. Il tutto poi decuplicato dall'essere uno scomodo e famoso personaggio pubblico. In questa vicenda si vedrà se il suo piglio battagliero sia stato sempre e solo un atteggiamento esteriore, o se dentro ha veramente la forza di uscirne e ricostruirsi a testa alta. Non lo sa lei, non lo sappiamo noi.
Infine cosa dire di tutti i commenti che stanno piovendo da ogni dove. Insulti, prese in giro, vendette, incoraggiamenti, attestati di solidarietà, richieste di rispetto, e chi più ne ha più ne metta. Un circo mediatico e umano che si alterna in modo nevrotico e inconcludente. Personalmente tutti quelli che la stanno pesantemente insultando e che per "vendetta" per sue vecchie affermazioni (una su tutte il "meglio fascista che frocio") stanno banchettando e stappando bottiglie di champagne, fanno sinceramente pena. Anche se si ha un'idea diametralmente opposta alla nostra, anche se vengono usate parole inadeguate per affermarla, anche se si usano modi volgari per cercare di imporla, è da vigliacchi usare un momento di difficoltà e di sofferenza umana per "vincere" una battaglia o per vendicarsi di una sconfitta. Nel momento del dolore e della sofferenza dell'antagonista, chi sente la giustezza e la forza delle proprie idee e ha la volontà di condividerle, non ha bisogno di meschinità ma anzi dà la propria solidarietà e cerca di  iniziare, ove possibile, un dialogo più costruttivo per capire e farsi capire: non è buonismo ma civiltà.

giovedì 13 marzo 2014

Politica? Politica.



Politica, politica,politica. Parola svuotata del suo senso originario. Aristotele indicava "politica" l’amministrazione delle “polis” alla quale tutti i cittadini partecipavano per il bene dell’intera comunità.
Tutto cambia e si evolve, così anche le parole e il loro significato devono adattarsi e plasmarsi con l'evoluzione delle società. Per esempio la parola "attore" da essere "colui che fa", è oramai comunemente e prettamente associata ai ruoli dello spettacolo, più che alla definizione usata giuridicamente.
Ora quindi la parola "politica" quale significato ha preso nella nostra società?
"Fare politica" non è più occuparsi della gestione delle necessità e dei beni della comunità, ma bensì occupare ruoli per poter usufruire della gestione dei beni della comunità. Questo non vuol dire che non ci siano dei politici che non abbiano a cuore il bene comune, ma che tutti coloro che si occupano di politica devono rendere conto a terzi della gestione delle ricchezze: e questi terzi non sono quasi mai cittadini. Ma non è che ciò avvenga sempre per cattiveria o per interesse, ma spesso per necessità di vita. Se si sceglie la carriera politica come fonte di sostentamento è normale che si sia portati a dovere sottostare ad accordi, inciuci, umiliazioni, scelte non condivise e quant'altro, ma sempre per la paura di "perdere il posto di lavoro". A 25 anni posso anche permettermi di fare scelte delle quali possa rispondere solo alla mia coscienza, ma a 50 anni con moglie, figli, mutuo, amante, seconda moglie, vacanze e vita agiata, perché dovrei prendere delle decisioni che mi mettano nelle condizioni di perdere il "posto di lavoro" e tutto che ho costruito fin'ora, senza avere la certezza di trovare un nuovo impiego altrettanto soddisfacente? Quindi dico sì, sottostò agli ordini che ricevo, faccio il bravo soldato, e chi s'è visto s'è visto. Da biasimare? No di certo: umanamente accettabile e sottoscrivibile, eticamente e socialmente deprecabile.
Porre rimedio a questa degenerazione del modo di fare politica è necessario, urgente ma molto difficile e di certo non da questo post! Scollegare le "necessità" del singolo dalla più ampia visione del bene collettivo però, è una condizio sine qua non per avere dei veri amministratori del bene pubblico a favore della comunità. Rifletterci sopra poi è altrettanto importante per capire il perché di certe "scelte politiche" talvolta incomprensibili.
Normale quindi un certo comportamento da parte di chi fa "il politico", meno normale la scelta del cittadino che dà il proprio voto senza capire il peso e l'importanza di quella piccola X messa su di un pezzo di carta.
Uno dei trucchi usati dalla moderna politica per conservare il controllo, è quello di avere svuotato di molto il peso della preferenza di voto. L'avere fatto credere che "Uno vale l'altro tanto magnano tutti", porta a far sì che si vada a votare per abitudine, che si ascoltino i proclami con sufficienza, che si creda alle promesse, che ci si accontenti della gallina di domani senza neanche avere l'uovo di oggi, che si accetti di non capire niente di quello che succede tanto sempre a "faticare" devo andare, che si accettino delle leggi e delle scelte assurde tanto "non posso farci niente", che non ci si renda conto che tutto il potere che ha chi ci governa glielo "regaliamo" noi, che invece quella X se messa bene -o anche non messa per niente- ha un peso ENORME.
Ha un peso così enorme che chi "lo gestisce" non lo lascia capire, perché se lo facesse perderebbe tutto il potere che invece ha accaparrandosi tutte quelle X .
Torniamo ad avvicinarci alla politica non guardando il colore o la fazione, ma guardando le persone, quello che dicono, le cose che fanno, le promesse che mantengono, la dedizione che hanno, i sacrifici che fanno.
Perché una cosa forse l'ho capita: fare vera politica è vero sacrificio, tanto sacrificio, è scegliere la comunità come fosse una moglie o un marito o un figlio; e non tutti sono disposti a farlo. Quindi chi lo fa' merita la nostra fiducia.


lunedì 3 marzo 2014

Carità



Guardo la televisione e vedo la pubblicità di un'associazione umanitaria che aiuta i bambini del terzo mondo, costruendo scuole e dando servizi, per cercare di dargli una possibilità ed un futuro migliore. Mi si stringe il cuore a vedere le immagini e sentendomi in una posizione di ineguagliabile privilegio sociale rispetto a loro, penso sia più che giusto dare un aiuto. Poi però la parte "cattiva" della mia anima si risveglia, mandandomi immagini di numeri, migliaia di numeri, miliardi di numeri: sono tutte le cifre che le grandi banche private e le holding e i grandi gruppi e le lobby si spartiscono giornalmente fottendosene altamente di questa parte di mondo, che se volessero potrebbero aiutare senza il minimo sforzo e senza conseguenze nei loro bilanci. Penso che se tutte le banche del mondo devolvessero lo 0,05% dei loro guadagni ad aiutare certe popolazioni, si potrebbero risolvere molte ingiustizie ed avere delle risorse umane sulle quali contare. Penso che se tutte le banche del mondo devolvessero lo 0,05% dei loro guadagni ad aiutare certe popolazioni, gli interessi che paghiamo nei conti correnti sarebbero meno onerosi. Penso che se tutte le banche del mondo devolvessero lo 0,05% dei loro guadagni ad aiutare certe popolazioni, potremo dire di essere più civili. Quindi qual è la ragione per cui tutto ciò non accade? Di certo è perché c'è convenienza da parte di una certa fetta della nostra società, quella fetta che gestisce la maggior parte delle ricchezze del mondo, quella che decide quando essere in recessione e quando tirarci fuori, quella che decide le nostre vite insomma, che ci siano popolazioni e fasce dell'umanità che soffrano di un'estrema povertà e di un'estrema ignoranza, perché la maggior parte della ricchezza della quale godono deriva proprio da lì. Ed allora, se a livello mondiale c'è questa convenienza affinché certe cose non cambino, tutte le associazioni umanitarie, che in gran parte sono parte integrante di questa struttura societaria, cosa esistono a fare se non a creare altre ricchezze per i soliti noti e a metterci la coscienza a posto mandando ad un bambino africano i nostri 10€? Ed io che vorrei mandare questi 10€, faccio bene a foraggiare questo carrozzone che non cambierà mai perché non esiste interesse nel cambiarlo, o faccio meglio a non dare adito a questi personaggi di creare altre ricchezze per loro, senza che nessun problema del terzo mondo sia risolto?

Perché questo blog?



La mente. Questo intricato circuito di terminazioni nervose così sconosciuto. Possibile che tutto ciò che siamo e che proviamo sia solo frutto di sinapsi che si accendono e si spengono? Se siamo veramente solo chimica, quali sono i complessi meccanismi che vengono attivati e ci fanno essere "io"?
Ho sempre immaginato la mia mente come un intricato dedalo di viuzze e vicoli, dove i pensieri corrono ma non sanno mai dove arrivano, perché ad ogni bivio c'è una scelta da fare, e di certo qualche svolta è quella sbagliata.
Ma come sapere quali sono le svolte giuste e quelle sbagliate? Come sapere dove ci porta il vicolo per il quale abbiamo svoltato? Non esistono mappe né mete certe, ma solo all'arrivo si riesce a capire la giustezza delle scelte. Anzi, talvolta neanche all'arrivo, perché poi non è detto che la destinazione finale sia quella giusta. Allora come fare per tracciare la giusta mappa? Confrontandola con altre mappe e altri arrivi.
Eccomi quindi a far scorrere i miei pensieri in libertà, aspettandomi critiche, suggerimenti, illazioni, ironie, prese in giro, condivisioni, accettazioni, negazioni,..... insomma un proficuo e libero scambio di idee.