Accendo la tv per vedere
il Concertone del 1° Maggio, e invece di vedere qualcuno che suona e di
ascoltare musica, mi appare un barbuto personaggio che, intervistato dalla
conduttrice, comincia il solito discorso radical-chic buonista
cultural-associativo, sull’immigrazione e sui poveri africani e su nessuno che
fa niente e su noi che dobbiamo ricordarci dei nostri emigranti e sul “siamo
tutti africani” e sul.. e sul.. e sul… ; e io mi sono sinceramente rotto le
scatole!
Sì, sono stufo di farmi
giudicare facendomi sentire un razzista da questi signori, e farmi additare
quale “colpevole” della fame e dei problemi dell'Africa. Sì, sono stufo!
Ho poi scoperto che il
signore in questione è Carlo Petrini fondatore di Slow Food, degnissima
organizzazione senza dubbio, che sta cercando di aiutare alcune popolazioni
africane costruendo degli orti in loco: non ho niente contro di lui, ma non
posso più accettare che secoli di storia vengano vomitati sulle nostre ultime
generazioni riempiendole di sensi di colpa che, non solo non dovrebbero
appartenerci, ma sui quali si fa leva per continuare giochi di commercio e di
potere che non solo a noi popolino non portano nessun beneficio, ma anzi ci stanno impoverendo.
Le conquiste coloniali e
le conseguenti schiavitù che per secoli hanno portato nazioni europee ad andare
in Africa, sono un preciso e limitato periodo storico che ha riguardato le nostre civiltà fino al
XX secolo e che (purtroppo) sta tuttora continuando anche se sotto altre forme:
multinazionali, interessi di governi, traffico di armi e droga, etc. Ma la storia ci insegna che le
espansioni coloniali e la schiavitù non sono avvenute solo in Africa, ma in
Europa (Impero Romano), in Asia (Impero Cinese, Mongolo, Giapponese, Francese,
Inglese), nelle Americhe (Spagna, Portogallo, Inghilterra, Francia), in Oceania
(Inghilterra), il tutto solo considerando gli ultimi duemila anni di storia.
Insomma, la conquista di colonie e la messa in schiavitù di popolazioni c’è
sempre stata, e purtroppo fa parte dell'istinto della natura umana prevaricare i più deboli. Ma tutte
queste popolazioni, una volta finita la colonizzazione, hanno iniziato una loro
cultura ed una loro storia. In alcuni casi purtroppo si è assistito alla violenta e quasi
totale scomparsa delle popolazioni e delle culture preesistenti (nelle Americhe
tutte le culture precolombiane, in Oceania gli Aborigeni), che sono comunque state soppiantate dalle culture e dall'ambientamento delle popolazioni conquistatrici. Allora cosa c’è di differente
da quello che è successo in Africa? Perché le popolazioni africane non hanno
avuto uno sviluppo sociale come negli altri continenti, vuoi con una crescita
delle popolazioni indigene (Asia), vuoi con l’arrivo dei nuovi coloni
(Americhe, Oceania). Cosa c’è di diverso? Perché i problemi sembra esistano solo
sul continente africano?
L’attore Paolo
Villaggio, pochi giorni fa durante una intervista radiofonica, ha detto che
bisogna smetterla di essere ipocriti e dire senza falsità, che le culture
africane sono inferiori alla nostra. E tanti chiaramente hanno iniziato ad
attaccarlo dandogli del razzista, dello stronzo, del rimbambito, etc. Ma mi
chiedo: ha veramente torto? Se finalmente riuscissimo a toglierci di dosso il
senso di colpa che ci hanno inculcato, facendoci da sempre sentire colpevoli di
tutti i problemi che ci sono in Africa, dalla fame, alla povertà, alle guerre,
allo sfruttamento del territorio, ai problemi sociali, saremmo finalmente in
grado di affermare senza vergognarci, che la civiltà e la filosofia greca, le
conquiste sociali, culturali e architettoniche romane, il pur buio medioevo ma
ricco di castelli e cattedrali, il rinascimento con tutta l’arte, la scrittura
e la scienza, non sono neanche lontanamente paragonabili a quello che nello
stesso periodo e senza le colonizzazioni si sviluppava nel continente africano
(escludiamo le nazioni mediterranee che fanno più parte della cultura
eurasiatica che non di quella africana). Tutte culture rispettabili, da un
certo punto di vista affascinanti e che qualcosa hanno da insegnarci di certo,
ma con le quali non farei mai a cambio! E allora perché dare del razzista ad
una persona che ha detto una verità? Che colpa ho io se esiste la fame in
Africa e i governi non fanno niente per combatterla e anzi, in combutta con i
governanti locali che altro non sono che nativi africani, sfruttano le risorse della terra e le
popolazioni locali? Ne ho più colpa io o gli africani stessi che prendono il
potere nelle loro nazioni e sfruttano il loro stesso popolo? Allora perché far
passare il messaggio che questi personaggi quasi non siano frutto della cultura
africana ma che la colpa è solo ed esclusivamente di noi occidentali? Perché
dobbiamo essere considerati come se facessimo tutti parte delle multinazionali,
invece di considerare che anche noi, popolino occidentale, siamo sfruttati e
spremuti solo per fare denaro?
In parte una piccola idea
ce l’ho e già l’ho esternata in altri momenti. Certo forse non è l’unico
motivo, ma di certo è uno.
Se si riflette bene sui
perché della situazione africana, può facilmente balzare agli occhi che girano
miliardi di euro di giri d’affari, con organizzazioni internazionali,
associazioni, organismi di aiuto, sovvenzioni di stato, che non esisterebbero
più se il problema africano non esistesse. E quindi, se c'è un grande interesse internazionale affinché NON si risolvano i problemi africani, perché debbo essere io a sentirmi
in colpa? Perché devo ancora sentirmi dare del razzista se dico che quella
africana è una cultura inferiore alla mia? Perché non posso litigare con un
africano, così come farei con un qualsiasi altro italiano, senza sentirmi un
razzista? Perché debbo essere contento dell’immigrazione africana, quando
questa pretende di dovermi spogliare della mia cultura e del mio passato, per
far posto ad una cultura che è e che ritengo inferiore alla mia? Perché, anche
adesso che sto scrivendo, debbo sentirmi in colpa per avere espresso un
giudizio che di certo non è offensivo ma un mio giudizio? Perché non accettare
che esistono diverse culture con diverse qualità, ma che ce ne sono di
superiori e inferiori, ed è giusto che ognuno difenda la propria senza per
questo essere tacciato di razzismo? Certo, il razzismo esiste ed è uno dei
aspetti peggiori della società, ma non è una esclusiva dei popoli africani. E’
invece subdolamente molto più dentro il nostro tessuto sociale e lo viviamo tutti i
giorni tra il ricco e il povero, tra il potente e il sottomesso, tra il
dirigente e l’operaio, tra il prepotente e il pavido, tra chi si sente
“illuminato” e il sempliciotto, tra le diverse classi sociali, tra le diverse ideologie.
Sono realmente
amareggiato e vorrei che finalmente si capisse che la vera libertà dal razzismo è quando si possono
esprimere le proprie opinioni, senza per questo essere tacciati di razzismo: fateci sentire liberi di essere fieri delle nostre
stupende origini, senza rimorsi e ipocrisie, con tutti i pregi e i difetti che ci competono ma che ci permettono
di essere chi siamo.
E se la società in cui viviamo è una meta
ambita, vuol dire che in fondo qualcosa di buono e migliore rispetto ad altri lo abbiamo, o no?




